Dicono di loro...
Misterioso ed enigmatico, individualista e curioso, il gatto è ed è stato oggetto delle attenzioni di scrittori antichi e contemporanei.
due zampe dietro,
due zampe sul lato sinistro e
due zampe sul lato destro.
Le zampe davanti gli servono per correre
le zampe dietro gli servono per frenare.
Il gatto ha una coda che segue il corpo. Essa finisce
improvvisamente.
Egli ha dei peli sotto il naso,
rigidi come fili di ferro. E’ per questo che egli è
dell’ordine dei “Filini”.
Ogni tanto il gatto desidera avere dei piccoli.
Allora li fa: è in quel momento che diventa una gatta.
Scritta da un bambino di 9 anni, pubblicata da "Le Figaro" il 6 maggio 1952, da "Amica" e dalla guida “Cani e gatti de Il secolo XIX"
Leonardo da Vinci
Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro.
Charles Baudelaire
Come le grandi sfingi che indugiano attraverso l'eternità in nobili atteggiamenti sulla sabbia del deserto, i gatti osservano tutto senza curiosità, calmi e saggi.
Guy de Maupassant
Non c'è nulla di più dolce, nulla che dia alla pelle una sensazione più delicata, più raffinata, più preziosa del pelo tiepido di un gatto.
Barbara Holland
Uno scrittore senza un gatto è inconcepibile. Certo è una scelta perversa, poiché sarebbe più semplice scrivere con un bufalo nella stanza piuttosto che con un gatto. Si accucciano tra i vostri appunti, mordicchiano le penne e camminano sui tasti della macchina da scrivere.
Tom Poston
Un gatto non si compra: è lui che vi possiede.
da "Il vaggiatore spaesato" di Giorgio Bocca
Di noi uomini i gatti hanno capito molte cose, se non tutte: sanno, da millenni, che con noi non devono mai darsi, ma farsi sempre corteggiare, mai girarsi quando l'umano li chiama, ma strusciarsi sulle sue gambe quando non se lo aspetta perché gli sia ben chiaro che loro gatti fanno quel che vogliono e, se l'umano lascia un cotechino delle Langhe incustodito, in un lampo lo afferrano. Da millenni il patto è questo: convivono, afferrano, divorano ma senza ombra di pentimento e questo piace al masochismo dell'umano. Quando hanno fame ti guardano come se fossi la Madonna, imploranti e magnetici, ma una volta mangiato si allontanano lentamente, di traverso. Non chiamate, non si degnano (...)
Mi vogliono bene i miei gatti? Difficile dirlo. Ti arrivano di un balzo sul petto e ci si insediano come la sfinge, per l'eternità. Sì, forse mi vogliono bene, ma sempre dopo i loro desideri e gli scatti e gli scarti di belva domestica, che vive con gli umani senza rinunciare a nulla della sua naturale innocente ferocia (...)
Non c'è nulla che abbia deciso di fare che tu possa cambiargli in quella testa. A volte sembra che ti stia dicendo: tu umano sei un po' fanciullesco, tu pensi che non sia più completamente un gatto, che abbia ceduto all'accasamento, a questo cuscino, morbido e caldo, alle tue carezze, ai giochi con le noci rotolanti sul pavimento, ma se di colpo mi fermo a guardare ciò che tu non vedi sono ancora un fascio di nervi, di istinti, d'imprevedibile follia.
Il colore dei sogni
